Idoneità alloggiativa per ricongiungimento familiare
In Italia, il ricongiungimento familiare è una delle forme più comuni attraverso cui cittadini stranieri non comunitari, regolarmente soggiornanti, chiedono di riunirsi con i propri cari.
Dietro a ogni “pratica”, si nasconde spesso una storia di attesa, sacrifici e speranze.
Padri che non vivono con i figli da anni, giovani coppie che desiderano iniziare una vita insieme, adozioni, ….
Tra i vari documenti utili per ottenere l’idoneità alloggiativa, è indispensabile che un tecnico abilitato dichiari, su apposita modulistica, la regolarità urbanistica della casa in cui si intende accogliere i familiari.
Deve inoltre garantire che l’immobile sia conforme ai requisiti minimi di legge, previsti in termini di superficie, abitabilità, salubrità e sicurezza.
La richiesta di idoneità alloggiativa non è solo una verifica burocratica.
E’ la garanzia che chi arriva in Italia troverà una casa dignitosa, un ambiente sano in cui vivere, crescere, studiare.
Ma è anche una delle maggiori difficoltà per chi intende ricongiungersi.
In particolare nei grandi centri urbani come Roma, molti alloggi sono piccoli, affittati informalmente o non pienamente a norma.
E per molte famiglie straniere, anche in regola con il permesso di soggiorno e con un lavoro stabile, ottenere questo certificato può diventare un ostacolo insormontabile.
In generale, i requisiti previsti dalla normativa ordinaria per ottenere l’idoneità alloggiativa dell’immobile, riferita al DM Sanità del 5 Luglio 1975 e seguenti, devono rispettare determinati parametri:
- La destinazione d’uso abitativa (categoria catastale da A/1 ad A/11 escluso l’A/10, accertabile tramite visura catastale)
- Superficie minima di almeno 28 mq, da valutare in base al numero di persone da ospitare;
- Altezza interna non inferiore a 2,70 m nei locali abitabili;
- Finestre adeguate per garantire l’aerazione e illuminazione naturale;
- Dotazione minima di servizi igienici, cucina, impianti certificati a norma;
- Assenza di condizioni di degrado strutturale o igienico-sanitario.
Nel caso l’immobile fosse stato oggetto di variazioni mediante condono edilizio, tali parametri potrebbero venir derogati.
Tutte queste condizioni devono essere verificate da un tecnico abilitato che redige una relazione da presentare al Comune
Dopo aver svolto tutte le ricerche del caso circa lo stato legittimo della casa, il tecnico dovrà dichiarare la regolarità urbanistica, ovvero la conformità del titolo edilizio allo stato dei luoghi.
Qualora l’appartamento non corrispondesse alla planimetria autorizzata in precedenza dal Comune, si renderà necessaria una sanatoria edilizia a seconda del caso, mediante una S.C.I.A. oppure una C.I.L.A.
Deve essere allegata anche la planimetria catastale.
Nei casi di difformità accertata e pertanto nell’ impossibilità del tecnico a redigere la necessaria perizia asseverata, diventa sempre difficoltoso capire chi si occuperà economicamente di tale regolarizzazione.
Difatti, i proprietari degli immobili la maggior parte delle volte non se ne vogliono occupare, nonostante sia un loro obbligo di legge garantire il rispetto dei requisiti edilizi ed igienico sanitari.
In alcuni casi ho visto inquilini che per velocizzare le pratiche hanno pagato di tasca loro gli onorari e le sanzioni economiche al fine di arrivare all’agognato risultato nel più breve tempo possibile.
Come tecnico, credo sia fondamentale rispettare le norme, ma anche riconoscere che ogni pratica porta con sé un peso emotivo.
In questo senso, occorre auspicare che gli uffici tecnici comunali adottino un approccio non solo rigoroso, ma anche umano e collaborativo, aiutando le famiglie a capire cosa manca, come adeguare l’immobile, e cercando soluzioni quando possibile.
Spesso mi sono imbattuto casualmente in situazioni al limite del grottesco presso gli sportelli comunali, dove funzionari poco pazienti che non parlano altre lingue oltre l’italiano e richiedenti l’idoneità alloggiativa che parlano tre lingue, ad eccezione di quella italiana, cercavano di parlarsi, senza capirsi.
Ovviamente si creano situazioni cariche di tensione visto l’argomento molto delicato, che non si fermano più al solo carattere amministrativo.
Il ricongiungimento familiare non è solo una pratica amministrativa: è il riconoscimento di un diritto umano fondamentale, sancito anche dalla nostra Costituzione e dalla normativa europea.
Garantire che questo diritto possa essere esercitato in modo dignitoso, senza ostacoli ingiustificati, è responsabilità anche di chi lavora ogni giorno con muri, progetti e regolamenti edilizi.
Perché dietro ogni planimetria catastale, c’è una famiglia che aspetta di tornare insieme.
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Redatto il 27.04.2025
Geom. Alessandro Grupico
Geometra, Imprenditore, Blogger, Autore di un libro di Soluzioni per Agenti Immobiliari






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